Malgrado ogni giorno venga celebrato dai media il modello economico dissipato dominato dalla finanza e dalla speculazione, non mancano né idee né applicazioni pratiche che sembrano andare verso una direzione differente  e più sostenibile; non a caso proliferano termini che ci richiamano ad una possibile economia dal volto più umano, maggiormente orientata alla sostenibilità e alla tutela degli aspetti più sociali dell’agire economico. In questo contesto il termine sharing economy ha assunto il ruolo di un termine ombrello sotto il quale si trovano approcci ed idee differenti il cui tratto comune è rappresentato più dall’utilizzo di piattaforme digitali collaborative che dalla condivisione di ideali di equità e cambiamento.

Proprio in questo contesto prosperano le  piattaforme di condivisione digitale che  rendono possibile quella rete di scambi che comunemente viene definita sharing economy. Attraverso una piattaforma digitale, potenzialmente, si può scambiare di tutto e direttamente: proprio per questo – come cercherò di spiegare sotto – esse sono viste, da alcuni, come meccanismi che distruggono relazioni economiche esistenti, mettendo in contatto diretto le persone con le merci; sono viste da altri come dispositivi capaci di generare rapporti di tipo nuovo in modo nuovo.